Trump eletto 45° Presidente degli Stati Uniti d’America

pubblicato il 09/11/2016 in News, Off-Topic
di m4ddok

m4ddok

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Nato nel 1987, affronta i videogiochi la prima volta nel Natale del 1993 quando sotto l’Albero trova il mitico Game Boy (Play It Loud! trasparente) assieme a Super Mario Land, da lì si è spostato poi al Super Nintendo e dopo questa parentesi sulle console della grande N arriva al PC, siamo alla fine degli anni ’90. Da allora gioca principalmente su PC, senza abbandonare mai del tutto il gaming portatile.

, ultima modifica il 09/11/2016

Donald Trump è il 45° presidente degli Stati Uniti d’America.

Basterebbero queste parole, ma ahimè c’è anche altro, alla notizia le borse sono crollate, mentre molti cittadini americani sono rimasti spaesati di fronte ad una situazione che immaginavano solo nei loro peggiori incubi. La vittoria è stata schiacciante su Hillary Clinton, la quale ha fermato la sua ascesa ad appena 218 seggi contro i già più di 290 del Presidente cotonato.

La campagna di Donald Trump è stata piena di polemiche, di alti e di bassi, di mistificazioni e soprattutto di tanta sana xenofobia (chissà se vedremo davvero un muro al confine con il Messico); è stata una campagna piena di gaffe, di battute di basso tatto, di insulti internazionali da non poter passare inosservati; ecco il motivo per cui nessuno, veramente nessuno si aspettava un disastro del genere.

Trump

Nessuno tranne i sostenitori di Trump che a quanto pare non sono così pochi come ci si potesse aspettare.

Le tinte della campagna elettorale sono state condite anche dai soliti interventi da “brava gente che usa il potere civile” di VIP ed altre personalità, ma questa volta il sentimento era più forte, forse anche più forte rispetto a quando vinse George W. Bush Jr. nell’anno 2000, la sensazione dei più non era solo pessimistica, ma catastrofica e sembrava veramente da pazzi dare in mano un Paese come gli USA ad un tipetto del genere. Seppur vero che tutto sia stato come al solito ben filtrato dai media, la sensazione non è passata come spesso invece accadde in passato, quando il pathos elettorale si esauriva lì, subito dopo la diretta nelle grandi TV americane seguita come l’ultimo kolossal, questa volta è rimasta a pervadere un’America insicura, impaurita a maggioranza xenofoba, protezionista e probabilmente guerrafondaia.

Non che la povera Hillary fosse una santa in terra, anche su di lei gli interrogativi avrebbero potuto sprecarsi, dalle questioni sollevate con le famose e-mail alla sua concezione abbastanza guerrafondaia della situazione internazionale. Ma si sa che se si può si tenta di scegliere il meno peggio o meglio si poteva, non lo si è fatto. Oggi ci sentiamo più vicini agli Americani, con la differenza che il loro Berlusconi ha in mano le redini di un Paese che non può solo parlare a livello internazionale come l’Italia, ma volendo può agire, terribilmente agire. La Cina è vicina, la Russia è dietro l’angolo, la Turchia è ad un tiro di schioppo.

Ai posteri l’ardua sentenza.

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